27/12/2007 - 17:05
LETTERA APERTA (SANDRO PAIANO) E’ UN MOMENTO VERAMENTE DIFFICILE.

Siamo ancora frastornati dalle vicende sportive domenicali quando giunge telefonicamente la ferale notizia della improvvisa morte del nostro caro Fernando Bianchi. E’ la vigilia di Natale, impossibile pensare ad uno scherzo di cattivo gusto; ed infatti non lo è, purtroppo.
All’incredulità si sostituisce subito il pensiero commosso di chi, come me, ha avuto il piacere di conoscerlo ed apprezzarlo molto per le sue qualità umane e professionali. Una prematura, grave perdita, per la famiglia e per il Perugia Calcio.
Avrei sinceramente preferito scrivere queste note parlando solo di alcune considerazioni a margine delle questioni calcistiche, ma la vita è questa, certi eventi non li governiamo noi.
E’ un momento difficile, ci mancava pure un altro lutto in società.
Lo spunto per questo mio intervento è fornito dalle recenti vicende, da quanto accaduto domenica scorsa al Curi, in parallelo con altri episodi precedenti ed anche successivi.
Sono stato fermato per strada da diverse persone, tifosi del grifo, molto delusi, come me, come tutti noi, ma che mi hanno pregato di riferire a Silvestrini che loro si sentono in dovere di riconoscergli gratitudine, comunque.
Non credo che sia stato il clima natalizio, ma il frutto di una pacata ed equilibrata valutazione della realtà (qualcuno di questi mi aveva espresso questo sentimento già in precedenza).
Una testimonianza di sano equilibrio e, soprattutto, di buona memoria.
In contrapposizione agli strali, alle prevalenti e gratuite offese, che abbiamo ascoltato dopo la partita di domenica scorsa, allo stadio, ed anche per televisione. Offese per tutti, in particolare per i Silvestrini.
La massima comprensione, ovvio, per il pessimo umore che ha pervaso tutti noi dopo lo sconcertante, imbarazzante, deprimente, spettacolo offerto dalla squadra contro un avversario più semplicemente e sportivamente motivato (al pari di quelli della Juve Stabia e del Martina).
E la nostra truppa? Un mistero.
Dopo un buon periodo, almeno sotto il profilo dei risultati (nove utili consecutivi), ci siamo trovati a dover assistere ad un’inversione di tendenza, mi auguro di brevissimo periodo, contro ogni ragionevole e realistica previsione.
Eppure questa squadra, questo tecnico, questo direttore sportivo, sono gli stessi che avevano avuto generale riconoscimento di assoluto valore ed affidabilità. Da questa estate fino a quando abbiamo vinto, in casa ed in trasferta.
E, di conseguenza, anche la società per queste scelte, per l’impegno profuso, aveva registrato apprezzamento unanime da parte di tutte le componenti: Istituzioni, tifosi, stampa, addetti ai lavori.
Però contano i risultati, nello sport come nella vita. Vero pure che i bilanci definitivi si fanno normalmente a fine esercizio, a fine stagione, ma è utile monitorare la situazione anche in corso d’opera.
Bene, nonostante tutto, al giro di boa siamo in una posizione di classifica ancora favorevole.
Ma questo non esime alcuno di noi dal fare un’analisi serena, profonda e completa.
Gli inviti all’assunzione delle responsabilità, ciascuno le proprie, sono legittimi e condivisi, le critiche ben vengano, mentre è vergognoso che si facciano illazioni, insinuazioni, si coprano di improperi ed offese, anche molto gravi, chi ha avuto l’ardire di dichiararsi disponibile a dare una mano nel momento del bisogno. Ad accettare di condividere un programma sportivo ed industriale, che ancora non riesce a trovare conferma e piena attuazione. Questa forse la colpa principale dei Silvestrini, poi l’inesperienza, la piazza esigente, l’imperativo di dover vincere subito e comunque (e a chi da gusto a perdere!), la compatibilità di sani criteri gestionali in un ambito con caratteristiche proprie e particolari, dove è più normale il privilegio delle follie, a dispetto di ogni ragionevole logica e della quadratura dei bilanci.
Errori ne sono stati commessi tanti, bisogna riconoscerlo con umiltà, ma non credo solo dai Silvestrini.
Che, in ogni caso, hanno fino ad oggi provveduto a fornire le risorse finanziarie necessarie per garantire alla Città che li ha invitati, alla squadra del cuore, al GRIFO, di partecipare con entusiasmo e grande dignità ad un campionato professionistico.
Però chissenefrega, adesso le cose non girano per il verso giusto (abbiamo perso qualche partita di troppo) e quindi sono solo degli incapaci che devono tornare da dove sono venuti. Ma chi li ha chiamati? Pensate un po’ che interrogativo profondo.
Certo sono sicuramente più bravi, e molto più numerosi, quelli che giocano la schedina la domenica sera e che “rischiano” solo di fare tredici. Sempre. Complimenti. Quelli dell’avevo detto io…
Però contano i risultati (come se esistessero al mondo squadre che vincono sempre e comunque), contano i fatti, la concretezza.
Per buona memoria, di tutti, i fatti ci dicono anche che i Silvestrini non sarebbero mai approdati a Perugia per occuparsi del Grifo se altri al loro posto avessero accolto l’invito del Sindaco, a luglio di due anni fa.
Avremmo dovuto aiutarli concretamente, … avremmo; alcuni lo hanno fatto, qualcun altro forse aspetta (cosa?), molti si sentono in diritto solo di offenderli, e pesantemente.
Ora, è vero, stiamo vivendo un momento difficile, è di nuovo tempo di analisi, valutazioni, scelte.
Siamo sicuri che i Silvestrini non possano perdere definitivamente la pazienza prima ancora che riescano a trovare il bandolo della matassa, che riescano a capire di chi si possono fidare veramente e se a Perugia sono graditi ospiti?
Non sono ammessi alibi, né errori, né giochini.
Da parte di nessuno.
L’unico gioco importante che può e deve interessare, unire tutti, oggi più che mai, è quello del calcio, l’obiettivo è uno solo ed irrinunciabile.
Ciascuno faccia la propria parte e per tempo.
Sandro Paiano